Un prestito su 4 è a rischio, per un importo complessivo di 348 miliardi di euro di crediti incerti. Questo è il quadro delineato da una delle ultime ricerche di Unimpresa in riferimento alla situazione del primo semestre del 2015. Una situazione critica, per le banche in primis, che sono ovviamente più esposte al rischio di fallimento, ma anche e soprattutto per i consumatori, sui quali come ormai sappiamo fin troppo bene si riflette ogni peggioramento dello stato di salute degli istituti di credito. Più le banche si trovano in uno stato di crisi e insicurezza finanziaria, più severi saranno i criteri applicati per decidere se concedere o meno credito ai potenziali clienti, che quindi rischiano molto di più di vedersi negare la liquidità richiesta.

Dal report Unimpresa emerge come, a giugno 2015, i crediti deteriorati rappresentavano il 23% dell'erogato complessivo, pari a oltre 1.500 mld di euro. Da gennaio a giugno 2015, i crediti dubbi sono aumentati di ben 8 miliardi di euro, con un incremento del 2%, di cui 7 miliardi solo per quanto riguarda i prestiti alle imprese. Nello stesso periodo, le sofferenze bancarie (ovvero quando le rate del prestito non vengono rimborsate) ammontavano in totale a 204 miliardi, mentre i crediti scaduti o quelli incagliati (che registrano momentanei ritardi nel pagamento delle rate mensili) erano pari a 144 miliardi. Anche in questo caso sono le imprese ad avere le peggio.

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Troppi prestiti incerti, Unimpresa lancia l'allarme

Paolo Longobardi, Presidente Unimpresa, lancia l'allarme. Il fatto che l'ammontare complessivo dei crediti dubbi sia aumentato così tanto e non accenni a diminuire è il segno che il problema è stato sottovalutato a suo tempo, circa 2-3 anni fa. Se nulla verrà fatto, questa montagna di prestiti spazzatura rischia di far collassare le banche e di affossare l'economia del Paese. Appesantite dalla zavorra di crediti non performanti, le banche non sarebbero infatti in grado di sostenere aziende e imprenditori nostrani nei loro progetti di investimento, frenando così la ripresa economica e quella dei consumi.

L'ipotesi di una "bad bank"

Bisogna dunque correre ai ripari, attuando il prima possibile strumenti come la "bad bank". Sostanzialmente si tratta di un'agenzia controllata dallo Stato che dovrebbe acquistare pacchetti di crediti dubbi dalle banche per un valore complessivo di almeno 60 miliardi di euro, così da dare un po' di respiro alle banche per permettere loro di concedere nuovamente fiducia e credito agli italiani. Tuttavia, la questione potrebbe non essere così semplice, perché entra in gioco anche Bruxelles. Le norme che ci sono state imposte dalla Commissione Europea prevedono che l'iniziativa sia attuabile solo se i crediti vengono acquistati ai prezzi di mercato. Tuttavia, a questo punto verrebbe da domandarsi: se quindi i pacchetti di debiti dubbi dovrebbero essere acquistati al prezzo di mercato, a che scopo creare un'agenzia controllata dallo Stato? Come al solito, quindi, c'è il rischio che tutto si concluda con un nulla di fatto.