Il crowdfunding prende la rincorsa nel 2015 e cresce a doppia cifra in Italia. Complici in particolare le aziende, che cercano strumenti sempre più moderni per trovare un prestito vantaggioso. Secondo la ricerca condotta dal laboratorio TRAILab dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, il crowdfunding nel Belpaese dall'inizio dell'anno ha messo a segno un fatturato a quota 56,8 milioni di euro in crescita dell'85% rispetto ai 30,6 milioni dell'anno precedente. Nonstante tutto, però, lo Stivale resta indietro rispetto agli altri Paesi che si affermano leader nel campo.

Crowdfunding, la ricerca nel dettaglio

Nel dettaglio, in Italia le piattaforme di crowdfunding sono raddoppiate rispetto al maggio dell'anno scorso, arrivando a toccare quota 82. Di queste 13 sono in fase di lancio e le restanti 69 sono in piena attività. A ricevere più erogazioni di finanziamenti, sono i progetti sociali e i progetti culturali che raccolgono rispettivamente prestiti pari al 34% e al 37% sul totale dei progetti che richiedono prestiti alle piattaforme. Secondo quanto atteso dal laboratorio di ricerca, nel 2016 ci sarà una aumento notevole nelle erogazioni di finanziamenti ai progetti imprenditoriali. Oggi le realtà imprenditoriali coprono una fetta di mercato del 20%, destinata a crescere di circa sei punti percentuali nel prossimo anno.

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Le piattaforme di crowdfunding danno lavoro a 249 soggetti. Facendo una media, nei confini di ogni singola piattaforma lavorano 5,7 dipendenti, di questi 2,1 sono collaboratori fissi, 1,5 sono i dipendenti e sempre 2,1 sono i collaboratori occasionali. Guardando allo spaccato geografico, la maggior parte delle piattaforme di crowdfunding ha casa nel Nord Italia. Tra le altre città, quella che ne ospita di più è Milano, dove esistono ben 16 realtà contro le 26 totali di tutta la parte settentrionale dello Stivale.

Mercato di riferimento e forme giuridiche

Il mercato di riferimento su cui si affacciano per il 73% le piattaforme di crowdfunding italiane è il mercato nazionale. Soltanto il 12% si affaccia all'estero mentre una punta in più della fetta, il 14% delle aziende, si rivolge al mercato locale.

Tra le forme giuridiche, tenendo da parte le sette start-up, si preferisce quasi a senso unico la forma di società a responsabilità limitata, la cosiddetta S.r.l che riduce il rischio dei soci, limitando la loro responsabilità nei confronti delle obbligazioni sociali alla quota di capitale conferito.