Può capitare a tutti, in tempi di crisi, di chiedere aiuto ad amici o parenti ricorrendo a prestiti tra privati, senza alcuna formalità. Ma queste transazioni non sfuggono al redditometro e ai controlli del Fisco, quindi meglio provvedere in base alle formalità previste per legge onde evitare il rischio di incorrere in evasione fiscale.

Intuitivamente è chiaro che questo tipo di prestiti tra amici e parenti non sia fatto a scopo di lucro e non produca reddito: si tratta solo di un aiuto e quindi non viene spesso neppure stipulato un contratto o una scrittura privata.

In base alle nuove disposizioni in materia fiscale però tutto ciò che viene trasferito e non può essere documentato rischia di essere considerato come capitale evaso. Maggiormente a rischio da questo punto di vista sono artigiani o piccoli imprenditori. Queste categorie dovrebbero, se possibile, evitare di chiedere prestiti ad amici o parenti.

Per evitare il rischio di essere considerati evasori fiscali quando si chiede o si concede un prestito tra amici o parenti è bene sottoscrivere una scrittura privata che va conservata per documentare la transazione. Perché la scrittura privata sia considerata valida occorre che essa contenga tutti i dettagli e i riferimenti del prestito, ovvero importo, data, previsione dei tempi per la restituzione della cifra prestata etc.

Va ricordato inoltre il limite di transazioni in contanti fissato a mille euro: se l'importo dato in prestito o le rate superano questa cifra devono essere fatti con bonifico, assegno o altro metodo di pagamento tracciabile. È fondamentale stare attenti a tutte queste condizioni perché nel prestito tra privati peraltro mancano, rispetto a quelli che si chiedono in banca, altre forme di tutela e garanzia.