Il taglio dei prestiti a imprese e famiglie rappresenta la mossa scelta dalle banche per superare la crisi in tempi brevi: 21 sono infatti i mesi (a partire dalla fine del 2011) entro i quali si è ritenuto necessario effettuare un taglio di 85 miliardi.

Non tutte le banche hanno operato la stretta nello stesso modo, perché alcune hanno operato tagli ai prestiti a famiglie ed imprese drastici, mentre altre hanno preferito non chiudere del tutto i rubinetti, o addirittura hanno mostrato un comportamento in netta controtendenza.

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Nel dettaglio, vediamo i numeri che riguardano le banche quotate italiane. Un calo drastico dei prestiti verso imprese e famiglie l'ha adottato Ubi banca che, rispetto ad una contrazione media nazionale del 5,5, fa registrare un calo del 9,9%.

A seguire ci sono il Credito valtellinese e il Banco di Sardegna, i cui tagli ai prestiti si attestano, rispettivamente, intorno al 7,9% e al 7,5%, stesso cifre di due grandi banche italiane, Intesa San Paolo e Monte dei Paschi di Siena. Quest'ultima ha ridimensionato di ben 11 miliardi il suo monte prestiti. Imprese e famiglie vivono dunque un momento economicamente e socialmente molto complicato, aggravato dalla contrazione del credito operato dalle banche.

Chi rimane in scia con la media nazionale è Unicredit, che è passata da uno stock di 556 miliardi nel 2011 ad uno di 526 (meno 30 miliardi) di oggi; più performanti, se così possiamo dire, si sono rivelate Banca Etruria e Carige, limitando il taglio dei prestiti al 3%.

Buona notizie arrivano infine dal Banco di Desio e dalla Banca Popolare di Sondrio, il cui stock per i prestiti è aumentato nel corso degli ultimi due anni, lasciando quindi un margine di speranza e di fiducia a imprese e famiglie.