Durante la conferenza "Child and Youth Finance International", tenutasi a Francoforte il 5 novembre, il Presidente della BCE Mario Draghi ha affermato che i tassi di interesse sui prestiti Eurozona variano molto nei Paesi europei. Ed ha anche aggiunto che l'erogazione dei finanziamenti è decisamente limitata, soprattutto nei confronti delle Pmi (Piccole e medie imprese), le quali vantano una produzione lavoro del 75% in tutta la zona euro.

In Italia i tassi più alti per i prestiti

Per fare degli esempi significativi, dai dati che si registrano riguardanti i prestiti eurozona, notiamo che in Francia i tassi si aggirano intorno al 5% ed in Germania tra il 2,5% ed il 3%, mentre in Italia addirittura sono sopra l'8%. In pratica il nostro Paese concede il credito a tassi superiori a quelli della media europea: una situazione insostenibile, considerando anche che i prestiti vengono erogati con il contagocce.

E' paradossale anche il fatto che la condivisione dei Paesi dell'Eurozona riguarda non solo il Tasso Ufficiale di Sconto, ma anche i versamenti che ogni anno vengono effettuati alla Bce. L'Italia versa il 12,50% delle Imposte Dirette, quelle cioè che gravano sulle famiglie e sulle imprese, per cui non si può accettare essere considerati, dal punto di vista finanziario, un Paese di serie "B", soprattutto in merito ai tassi alti ed alla difficoltà di accedere ai prestiti. Manca chiaramente una politica economica condivisibile.

La Bce ha ridotto i tassi

Notizia di oggi è che la Bce ha ridotto il costo del denaro: il Tasso Ufficiale di Sconto è passato dallo 0,50% allo 0,25%. Il provvedimento era prevedibile tra gli operatori economici, vista la situazione economica attuale e le difficoltà per una sicura ripresa. Ed è prevedibile che i tassi si manterranno bassi per molto tempo.

Il taglio del tasso di sconto è minimo e probabilmente non sarà sufficiente a risolvere i problemi dei Paesi dell'Eurozona, ma è un forte segnale per le banche e gli istituti finanziari affinchè riducano i tassi di interesse dei prestiti eurozona. Soprattutto le banche italiane, che dal 2009 hanno erogato sempre meno credito, dovranno, oltre che ridurre i tassi, aprire anche i cordoni della borsa erogando più prestiti e finanziamenti.