La Commissione Ue e la Banca centrale europea hanno stilato e pubblicato un report relativo alle possibilità di accesso al credito per le Pmi europee; sconcertante il dato riguardante l'Italia, con 1 Pmi su 2 ad essersi vista rifiutata - negli ultimi sei mesi - la richiesta di accesso al finanziamento avanzata presso una banca o altro istituto di credito.

I dati stimati a proposito dell'Italia assumono la giusta proporzione se confrontati con quelli delle altre nazioni europee; in tutta l'Ue, il 65% delle aziende che ha chiesto prestiti o finanziamenti alle banche è riuscita ad ottenerli, mentre in Italia la quota non raggiunge neanche il 50%.

Restando sempre all'Italia, nel 30% dei casi l'importo erogato dalla banca è risultato inferiore a quanto richiesto, mentre in poco più del 15% dei casi la finanziaria ha rigettato in blocco la richiesta avanzata. In un caso su 100 è stata invece l'azienda di turno a rifiutare la sottoscrizione del prestito per via delle proibitive condizioni di accesso al credito presentate dalla banca.

La reale stortura sta nel fatto che dall'inizio della crisi (2007-2008) le Pmi hanno avuto a che fare con ostacoli sproporzionati per ottenere i prestiti richiesti, e lo stesso Vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l'Industria, Antonio Tajani, ha sottolineato che a breve l'Ue lancerà Cosme, il programma pensato per fornire garanzie per i crediti concessi alle Pmi fino ad un massimo di 150.000 euro (l'Organismo di Bruxelles vorrebbe comunque che si varcasse tale soglia arrivando anche a cifre superiori).

Il 20% delle Pmi italiane individua nell'accesso al credito bancario una delle criticità più rilevanti della propria attività; solo il dato stimato a proposito di Cipro, Grecia, Spagna e Croazia risulta più elevato, a testimonianza di come l'economia italiana sia tra quelle più insofferenza nel pull dei 28 paesi membri dell'Unione.

Il rapporto recentemente stilato dalla Banca d'Italia conferma del resto il trend descritto dagli organismi sovranazionali e riporta come a fronte di un calo delle erogazioni, faccia seguito un continuo rialzo dei tassi di interesse; l'impressione purtroppo è che l'appello lanciato pubblicamente qualche mese fa da Mario Draghi e rivolto alle banche italiane perché concedessero credito con maggiore facilità sia caduto nel dimenticatoio.

Addetti ai lavori, imprenditori e semplici cittadini si domandano, a questo punto in modo più che legittimo, che fine facciano i lauti finanziamenti che la stessa Bce concede (tra l'altro a costi bassissimi) agli istituti italiani perché li rimettano in circolo sotto forma di prestiti ed erogazioni a privati ed imprese.