È notizia recente che la Banca Centrale Europea ha ridotto il costo del denaro. È un qualcosa che può far piacere a molti, bisognerebbe però conoscerne sia il significato che i benefici.

Mario Draghi, che dal 1 novembre 2011 è Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), ha annunciato a tal proposito, che il tasso relativo alle operazioni di rifinanziamento scenderà di un quarto di punto, toccando il minimo storico. Buone notizie quindi soprattutto per chi ha contratto un mutuo a tasso variabile.

Positivi i commenti degli economisti che considerano questa riduzione un bene per l'economia. Da annotare che negli ultimi due anni i prestiti sono calati dell'8%.

Nel caso specifico di prestiti e mutui l'effetto diretto si ha sui tassi di interesse. Quando questa decisione viene presa si fissano quindi le condizioni migliori per richiedere un prestito o un mutuo oppure in alternativa investire in azioni o obbligazioni. Le banche, quando il costo del denaro viene ridotto, modificano i tassi di interesse proponendo ai clienti dei guadagni maggiori sui prestiti stessi, ma anche sul mercato ipotecario o i certificati di deposito.

Può essere questo il momento di investire a un costo minore. Potrebbero esserci però ripercussioni anche in ambito economico, le famiglie sono più propense a spendere e ad aumentare i consumi.

D'altro canto tuttavia si verifica un innalzamento dell'inflazione, questo perché riducendo i tassi, aumenta la domanda di investimenti e di consumi, portando ad un aumento generale dei prezzi. E quando aumentano i prezzi, in maniera beffarda, diminuisce anche la spesa delle famiglie. Parliamo del cosiddetto "effetto domino".

Sarà quindi arduo compito quello delle banche centrali (Bce in Europa, Fed negli Usa e Boj in Giappone) quello di combattere l'inflazione garantendo equilibrio economico e abbassando i tassi nel breve termine.

Per quel che riguarda i prestiti in teoria, con i tagli al costo del denaro, si potrebbe favorire un accesso al credito. Alcuni studiosi in merito però hanno dimostrato che generlamente le banche impiegano circa nove mesi per metabolizzare tale cambiamento.

Si auspica comunque una diminuzione dei rincari e in una mossa portata avanti per dare slancio all'economia, dando così un input alla ripresa economica.