"Più credito all'economia e meno agli amici: le banche devono decidere se vogliono davvero essere protagoniste di una ripresa economica del Paese". L'appello arriva da Cisl e Fiba Cisl, che hanno voluto dare un messaggio forte agli istituti di credito del paese proprio nel giorno in cui si celebra l'89esima giornata mondiale del risparmio, e in cui in Italia si sta svolgendo il primo sciopero generale dei bancari da tredici anni a questa parte.

Il sindacato lancia la sfida al settore creditizio, in un contesto generale che vede il credit crunch in continua crescita, un dato che mette in difficoltà i nuclei familiari e le imprese del paese.

Gli ultimi dati presentati da Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, sono allarmanti: i prestiti alle Pmi italiane sono diminuiti di quasi l'8% dalla fine del 2011 ad oggi: la perdita, in due anni, ammonta ad oltre 70 miliardi di euro.

"È indispensabile erogare credito alle Pmi - affermano in una nota congiunta Annamaria Furlan e Giulio Romani, segretari rispettivamente di Cisl e Fiba Cisl - e non solo ai grandi soggetti industriali o finanziari che, troppo spesso, non mostrano di meritare la fiducia accordata loro". "Le sofferenze che aumentano lo dimostrano chiaramente - proseguono - soprattutto se si considera che la stragrande maggioranza di esse riguardano linee di credito decise ai livelli apicali degli istituti di credito".

A questo proposito, interessante una recente analisi di Fiba Cisl ripresa da Il Fatto Quotidiano, secondo la quale la responsabilità delle sofferenze bancarie, oltre che sulla crisi economica in atto, ricadrebbe in gran parte sui direttori delle banche e sugli alti livelli dirigenziali, rei di concedere troppo spesso prestiti ad amici e soggetti a rischio.

Secondo la Cisl, per una ripresa del credito alle imprese ci sarebbero "tutti i presupposti": da una parte l'abbondante liquidità erogata dalla Bce, dall'altra la deducibilità fiscale delle sofferenze, che è stata ridotta da 18 a 5 anni.

"Le banche - prosegue la nota - non hanno compreso che la soluzione alla crisi non è la riduzione dei costi". La strada giusta da seguire sarebbe invece quella della crescita: una crescita sana e sostenibile possibile grazie al credito erogato all'economia reale".