Come se non fosse bastata la batosta dell'Imu sui capannoni artigianali e industriali, la tassa che lo stato pretende non sull'effettivo reddito prodotto da chi lavora ma sui metri quadri utilizzati per esercitare la propria attività, sugli artigiani aumenta ulteriormente la pressione fiscale che, secondo i calcoli delle Associazioni di Categoria, essendo troppo elevata, sta producendo una perdita quotidiana di almeno 1200 posti di lavoro. Vale a dire 8400 persone in meno che ogni settimana portano a casa una busta paga e riferite al mese le cifre quadruplicano: 33.600. Per rilanciare la piccola e media impresa italiana occorrono prestiti agevolati e sgravi fiscali.

Ecco che le associazioni di categorie degli artigiani hanno iniziato a presentare appelli al Governo perché possa essere ridotta sostanzialmente la percentuale delle contribuzioni da versare al Fisco e per gli altri adempimenti a riguardo di Inps e Inail.

Il tasso di disoccupazione, già ai massimi storici sta letteralmente involandosi verso quote mai registrate nelle annate precedenti. In sostanza gli artigiani denunciano la perdita del 68% degli utili, di cui buona parte devono essere rigirati al Fisco per adempiere agli obblighi imposti dall'ultima riforma del lavoro.

L'economia delle piccole aziende, che devono far ricorso ai licenziamenti e quindi ridurre drasticamente il numero dei dipendenti e dei collaboratori per non restare soffocati dalle continue richieste contributive, è ormai giunta a livello di rischio, quasi oseremmo dire a livello della sopravvivenza.

Come dicevamo in apertura ogni giorno il numero di artigiani che si ritrovano senza il lavoro, calcolato in base alle stime dell'ultimo anno, è di 1200 unità. Con loro se ne sta andando una parte rilevante del sistema produttivo nazionale mentre si assiste all'ingresso di prodotti di importazione esteri che costano poco ma che valgono anche qualitativamente meno.

Da un raffronto tra l'economia produttiva italiana e quella Svizzera si evince che mentre gli artigiani italiani versano una fetta di utile lordo d'impresa pari al 68,3% i vicini d'oltralpe, sostengono quasi meno della metà: 30,2.

Nel frattempo le previsioni relative all'esborso di contributi versati per l'anno 2013 si rivela superiore al 44% del PIL, dato che si traduce in una spesa extra di 639 euro per ogni cittadino italiano, rispetto a gli altri abitanti dei paesi della zona dell'Euro.

Un motivo in più per il governo Letta per tentare di trovare la soluzione che inverta questa triste tendenza.