Dal 1° Luglio scatterà il temuto aumento dell'Iva, sempre che il governo non riesca a trovare una misura sostitutiva in extremis. L'allarme della Confcommercio sulla possibile spirale inflattiva determinata dall'innalzamento dell'aliquota standard del 22% (relativa al 70% dei beni, tra i quali bevande, carburanti ed abbigliamento), ha trovato immediata sponda nelle principali associazioni nazionali di difesa dei consumatori, sul piede di guerra per l'ennesima stangata in arrivo nelle case degli italiani. Una situazione che diverrebbe insostenibile per esercizi e consumatori, alle prese con la parallela stretta sui prestiti dell'ultimo anno.

Sarebbe di almeno 135 euro annui il rincaro sul costo della vita di un nucleo familiare "base" (di tre persone), ma le ripercussioni si aggraverebbero aggiungendo nel conto la parallela entrata in vigore di Tares e Imu maggiorata. Pochi prodotti potranno considerarsi esenti da ricadute sul prezzo finale, essendo scontato l'effetto domino sul mercato interno dell'impennata di costi per trasporto su gomma e tariffe varie, con l'ulteriore scure degli arrotondamenti a 360 gradi che graverà pesantemente sul bilancio di famiglie, imprese e artigiani.

Migliaia di aziende, ammoniscono le organizzazioni di categoria, sarebbero costrette a chiudere i battenti se l'imposta sul valore aggiunto sarà ritoccata di un punto percentuale: "Bisogna scongiurare l'aumento, altrimenti si andrà incontro ad un definitivo crollo dei consumi, già ridotti al lumicino", afferma il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi commentando le previsioni fornite dall'Ufficio Studi della Confcommercio.

Sulla stessa lunghezza d'onda Elio Lannutti della Federconsumatori e Rosario Trefiletti dell'Adusbef, uniti nella richiesta di un immediato intervento correttivo del governo in carica, "perché non si è ancora compreso quanto sia caduto il potere d'acquisto delle famiglie, ormai ai minimi storici, con un mercato in recessione e continue ripercussioni negative sul benessere di tutti".