I prestiti da parte delle banche a privati e imprese non accennano ancora a ripartire, anzi continuano a frenare. Lo rivela il bollettino trimestrale di Bankitalia, che traccia una situazione ancora poco confortante degli istituti di credito. Le banche stanno lentamente migliorando la loro condizione economica, con un complessivo miglioramento della situazione patrimoniale degli istituti, ma continua a rimanere debole il credito concesso.

"Con l'attenuarsi delle tensioni sul debito sovrano, le condizioni di accesso ai mercati all'ingrosso per le banche italiane hanno iniziato a stabilizzarsi. Alcuni intermediari hanno effettuato emissioni nette positive" spiega Bankitalia, sottolineando come però sia ancora difficoltosa la raccolta all'estero.

Critica rimane, invece, la situazione dell'accesso al credito per le imprese, che non accenna a migliorare. "Negli ultimi mesi -spiega Bankitalia - le difficoltà di accesso al credito sarebbero rimaste ancora elevate, su livelli inferiori a quelli registrati al picco delle tensioni ma ancora superiori a quelli antecedenti la crisi". I dati sul credito "d'emergenza" alle imprese sono effettivamente drammatici: il picco delle sofferenze legate ai prestiti concessi alle imprese dovrebbe raggiungere il massimo livello a metà anno e solo in seguito diminuire, dopo aver raggiunto il 3,3% alla fine del terzo trimestre dello scorso anno; le nuove sofferenze sui prestiti alle famiglie resta invece più basso, attestandosi intorno all'1,4%.

Il problema del freno al credito non va infatti fatto risalire unicamente al freno della domanda: un altro elemento fondamentale che influisce su questo trend negativo è proprio il rischio di deterioramento della qualità dei prestiti.

Sempre nell'ambito dei finanziamenti alle imprese, a crescere sono proprio quelli legati alle crisi delle aziende, non allo sviluppo delle stesse: "La quota dei prestiti alle imprese in temporanea difficoltà (esposizioni incagliate e ristrutturate) sul totale dei finanziamenti al settore - riporta Bankitalia - si è portata in ottobre al 7,9% (dal 7,3% di luglio)".