"Lo scenario delineato con riferimento al 2012 si caratterizza per una domanda di credito ancora molto debole e per politiche di offerta particolarmente selettive, orientate al mantenimento della qualità del credito e alla necessità di conseguire il rafforzamento patrimoniale": questo uno dei passaggi chiave della ricerca presentata nel luglio di quest'anno da alcune tra le più importanti associazioni di credito al consumo italiane. Teatro della presentazione la 32esima edizione dell'Osservatorio sul credito al dettaglio, occasione unica per poter tastare il polso della congiuntura economica italiana con riferimento alla sostenibilità di spese e consumi per il cittadino medio.

Oggi, a distanza di un intero trimestre, lo stato congiunturale non appare minimamente mutato; stando ai dati diffusi da Bankitalia il tasso di crescita dei prestiti alle famiglie registrato a settembre è sceso dello 0,3% rispetto al mese di agosto, quando già il dato appariva in caduta libera nel confronto con le mensilità precedenti; andando poi ancora più a ritroso si scorge un meno 1,2 % rispetto al marzo di quest'anno, e stando alle attuali previsioni la situazione è destinata a peggiorare. Disastrosa appare poi la congiuntura con riferimento alle imprese, laddove il tasso diminuisce dell'1,2 % rispetto a luglio e di quasi 2 punti percentuali rispetto al 2011.

A rendere il tutto ancor più allarmante il calo delle richieste pervenute agli istituti di credito: con riferimento al solo 2012 si registra infatti un meno 11%, segno questo di come imprese e famiglie inizino a nutrire seri dubbi circa le reali possibilità di onorare le somme ricevute al netto dei pur agevolati tassi d'interessi applicati.

Inquietanti le previsioni anche per quel che concerne il futuro: stando ai dati riportati da Assofin e Prometeia bisognerà infatti attendere il 2014 perché torni a registrarsi un incremento della domanda di credito al consumo, previsione questa valida tanto con riguardo ai prestiti personali quanto con riferimento a quelli finalizzati.

Nonostante il grido di allarme lanciato nei giorni scorsi dalle associazioni dei consumatori il governo ha poi inflitto un altro duro colpo, optando per l'approvazione (all'interno della legge di stabilità votata nella giornata di ieri) di un incremento Iva, che, stando alle stime compiute dal Codacons, avrà un impatto sull'inflazione che oscilla da un più 0,7% ad un più 1,10%.

L'associazione ha in particolare ricordato che il precedente aumento Iva - avvenuto a settembre 2011 a causa di alcuni provvedimenti contenuti nella legge di conversione 148/2011 - aveva già fatto schizzare l'inflazione dal 2,8% di agosto al 3,7% di ottobre, con un aumento congiunturale da settembre ad ottobre dello 0,9%. "Alimentare la spirale inflazionistica" hanno affermato gli stessi dirigenti Codacons "contribuisce all'atto di erosione del potere di acquisto delle famiglie, ed agisce dunque anche con riferimento alla possibilità di richiedere prestiti e finanziamenti a banche ed istituti di credito. Il dato relativo al 2011 dovrebbe far riflettere".