La ricchiezza delle famiglie italiane nel 2011 è diminuita, ma il livello di indebitamento rimane contenuto. Insomma la crisi sta intaccando sempre più il patrimonio degli italiani, che, però, cercano il più possibile di non ricorrere a prestiti per non peggiorare la propria situazione creditizia.

Dall'ultima analisi di Bankitalia sulla stabilità finanziaria del Paese non emerge quindi un quadro estremamente negativo della situazione italiana. Nel rapporto si legge che, sia per quanto riguarda le famiglie, che per le imprese, "le condizioni finanziarie del settore privato rimangono nel complesso equilibrate" anche se "risentono della recessione in atto e delle tensioni nell'offerta di prestiti".

Se la ricchezza diminuisce, infatti, la prudenza che caratterizza gli italiani, sta portando molti a rimandare spese non strettamente necessarie al futuro e a cercare di non ricorrere a dei finanziamenti. In questo modo il livello di indebitamento delle famiglie nei primi nove mesi del 2011 è rimasto piuttosto stabile, in particolare se confrontato con quello di altri Paesi europei.

Secondo lo studio di Banca d'Italia, nel triennio tra il 2008 e il 2010 li nuclei familiari con debiti sono diminuiti, passando dal 26,5% al 24,1%. Inoltre ridotta la percentuale di famiglie con basso reddito che hanno un mutuo.

Secondo quanto rilevato nel rapporto questa situazione oltre a riflettere "in ampia misura le tensioni nell'offerta di credito registrate negli anni scorsi (la percentuale di famiglie che non hanno ottenuto almeno in parte il credito richiesto e' salita dal 23 al 28%), oltre che la minore domanda di prestiti" insieme all'"assenza di bolle speculative sul mercato immobiliare", spiega "volume relativamente basso di insolvenze tra i prestiti alle famiglie".

Sempre in base ai dati del rapporto, si prevede che la domanda di prestiti tornerà a crescre per alla fine del 2012, quando cioè dovrebbero sentirsi gli effetti benefici delle maxi-operazioni di prestito della Bce.