La dichiarazione Isee, o meglio la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica), serve a valutare il patrimonio mobiliare di una famiglia, ovvero a "misurare" la sua ricchezza. Solitamente viene richiesta e utilizzata per accedere a prestazioni e agevolazioni di vario tipo: dagli assegni famigliari alle rette agevolate per l'università. Nella sua analisi prende in considerazione la giacenza media del conto corrente, quindi tutti i soldi che transitano dal conto. Ma molte persone si chiedono: qual è il rapporto tra Isee e prestiti? Vengono calcolati anche questi, nonostante poi si debba restituirli?

Per la risposta ci basiamo sull'approfondita analisi del portale giuridico La Legge per Tutti, secondo il quale tutte le somme che passano dal conto, in qualunque modo vengano percepite, vengono calcolate. Quindi, anche i prestiti da restituire. Al contrario, però, i debiti non vengono considerati: il fatto che il prestito vada restituito non fa diminuire il patrimonio mobiliare della famiglia. Solo una tipologia di finanziamento viene considerata dall'Isee come una diminuzione del patrimonio: il mutuo per la prima casa.

Isee e prestiti: cosa si dichiara nel patrimonio mobiliare

Sono molti gli importi che vanno dichiarati nel patrimonio mobiliare dell'Isee, non soltanto quelli che transitano dal conto corrente. Infatti, la DSU comprende anche le carte pregate con oppure senza codice IBAN, i conti correnti postali, i conti deposito vincolati oppure liberi, i conti bancari transitori, i libretti di risparmio nominativi oppure al portatore, sia bancari che postali. Devi anche dichiarare il possesso di eventuali titoli, azioni, obbligazioni e ogni "componente attiva mobiliare posseduta".

I soldi che entrano e quindi aumentano il patrimonio mobiliare dichiarato nella DSU vengono chiamati componenti attive e vengono tutte conteggiate. Invece, le componenti passive, ovvero quelle che in pratica lo diminuiscono, non vengono considerate a eccezione del mutuo per la prima casa, come già dicevamo prima. Di conseguenze, tutte le somme ricevute tramite finanziamenti vengono pienamente considerate componenti attive, ovvero un incremento della ricchezza, nonostante si tratti di importi che poi dovrai restituire.

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Come calcolare la giacenza media del conto

La giacenza media è la media dei tuoi importi a credito nell'arco di un anno. Nella dichiarazione Isee devi inserire questa oppure il saldo al 31 dicembre dell'anno precedente: viene considerato il valore più alto dei due.

Se vuoi calcolare la giacenza media del tuo conto corrente, devi:

  • calcolare la giacenza giornaliera per ogni giorno dell'anno;
  • sommare tutti gli importi ottenuti;
  • dividere il risultato per 365.

Se vuoi semplificare la procedura, puoi prendere i tuoi estratti conto, sommare tutti i numeri creditori totali e dividere la cifra per 365. Fai attenzione a ricoprire tutto l'anno: se ricevi un estratto conto ogni tre mesi, allora bada di sommare i numeri creditori totali di tutti e quattro i trimestri.

Come dicevamo, se l'ammontare del conto corrente al 31 dicembre dell'anno prima è superiore alla giacenza media, devi inserire questo dato nella dichiarazione Isee. Altrimenti, dovrai dichiarare la giacenza media. Se la diminuzione patrimoniale dipende dall'acquisto di un immobile, allora non dovrai applicare questa regola.

La franchigia a favore dei contribuenti

Insomma, la questione sul rapporto tra Isee e prestiti è chiara: nella DSU vengono considerati i debiti solo nel calcolo delle componenti attive e non di quelle passive. Devi però sapere che esiste una franchigia che si detrae dal totale del patrimonio mobiliare di ogni contribuente. Questa franchigia parte da un minimo di 6.000€ e aumenta di 2.000€ per ogni componente della famiglia oltre al primo. È previsto anche un tetto massimo di 10.000€, che però si alza di 1.000€ per ogni figlio che entra a far parte del nucleo familiare successivo al secondo.