I prestiti personali possono essere una valida soluzione quando non si possiede la liquidità sufficiente per sostenere delle spese improvvise e dagli importi elevati. In Italia i prestiti personali sembrano essere una delle soluzioni di finanziamento più diffuse ed hanno subìto una grande crescita soprattutto nel periodo compreso tra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016. Una vera esplosione che, secondo le stime degli esperti di Bankitalia, potrebbe finalmente riattivare la macchina dei consumi.

Tutte le banche e i vari istituti di credito propongono le loro soluzioni, con condizioni e costi diversi a seconda delle esigenze dei clienti. In questo caso, come ricordiamo spesso ai nostri lettori, non bisogna sottovalutare alcun aspetto ma prestare attenzione a tutte le voci riportate nel contratto. Data l'ampia offerta, un buon modo per procedere potrebbe essere selezionare i prestiti più convenienti e poi confrontare attentamente le condizioni, in modo da scegliere quello più vicino alle proprie esigenze.

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1- Prestiti personali: cosa sono esattamente?

I prestiti personali rientrano nella categoria dei finanziamenti non finalizzati, ciò vuol dire che per ottenere la cifra desiderata non occorre specificare alla banca o all'istituto di credito la finalità. In questo caso l'erogazione della somma e il suo impiego non devono essere per forza finalizzati all'acquisto di un determinato bene o servizio. Con il prestito personale il risparmiatore si impegna a restituire la somma ricevuta attraverso il pagamento di rate mensili a cui saranno applicati i tassi d'interessi fissi o variabili e i costi/oneri indicati nel T.A.E.G.

2- Quali sono i requisiti necessari per richiedere un prestito personale?

Potranno richiedere un prestito personale tutti i soggetti di età compresa tra i 18 ai 70 anni che dimostrano di possedere una "buona capacità di rimborso" e quindi i requisiti necessari per sostenere in modo puntuale il pagamento delle rate. In questi casi farà fede l'esibizione della busta paga per i lavoratori dipendenti, la dichiarazione dei redditi e il cedolino della pensione per i pensionati. Nella valutazione della banca rientreranno anche le altre spese sostenute dal richiedente, come affitti, bollette e altri eventuali prestiti.

3- Cosa bisogna fare prima di richiedere un prestito personale?

Prima di richiedere un prestito personale occorre riflettere attentamente sulla propria situazione finanziaria e quindi sulla capacità di restituire la somma richiesta. Inoltre, per fornire ai risparmiatori maggiori tutele e certezze, l'attuale normativa sul credito richiede alle banche maggiore trasparenza riportando nei contratti tutte le informazioni che possano agevolare la valutazione del risparmiatore. Solo in questo modo si potrà fare una scelta consapevole.

4- Cosa deve essere riportato nel contratto?

Prima di firmare il contratto è necessario verificare che siano indicate, in modo chiaro e trasparente, le seguenti informazioni, ovvero:

· la somma erogata, l'ammontare di ogni singola rata e il numero totale di rate;

· la tipologia di tasso di interesse praticato, se fisso o variabile;

· l'indicazione del T.A.E.G.;

· la possibilità di attuare variazione al costo del contratto sui costi e commissioni;

· l'indicazione di tutti i costi che dovranno essere sostenuti

· l'indicazione delle eventuali garanzie ed assicurazioni richieste.

5- In quali casi la richiesta di prestito è rifiutata?

Non è escluso che dopo un'attenta valutazione della situazione finanziaria del richiedente, la banca decida di rifiutare la domanda di prestito. La prima motivazione potrebbe riguardare la "scarsa capacita di rimborso", magari dovuta alla presenza di altri contratti di finanziamento in attivo che andrebbero ad assorbire oltre un terzo dello stipendio, determinando un sovra-indebitamento.

Tra le altre motivazioni rientra anche un "cattivo" passato creditizio del soggetto richiedente e quindi episodi di mancati pagamenti relativi a prestiti precedentemente ottenuti. Per escludere questo pericolo le banche accedono alle banche dati private oppure la Centrale Rischi della Banca d'Italia. In caso di rifiuto, la banca sarà tenuta ad informare il soggetto riguardo la motivazione, specificando la consultazione delle informazioni reperite in una banca dati.