Per vedere le nuove sofferenze bancarie in ambito dei finanziamenti alle imprese tornare ai livelli del 2007, prima dell'inizio della crisi economica in Italia, bisognerà aspettare fino al 2017. Altri due anni quindi per vedere i prestiti non rimborsati da parte delle imprese tornare ad un livello pre-crisi, andando a tamponare quello che al momento è il problema più grave delle banche italiane.

Secondo l'ultimo report congiunto Abi-Cerved, alla fine del 2017 le sofferenze torneranno appena sopra il 2%: ogni 100 euro prestati, circa 2,3€ si tramuteranno quindi in crediti deteriorati. Un bel passo in avanti rispetto al record del 3,9% toccato lo scorso giugno, ma che richiederà un processo lungo e lento.

Un lieve calo delle sofferenze bancarie si è registrato già a partire dallo scorso settembre, soprattutto per quanto riguarda le microimprese. Si respira quindi un'aria di ottimismo, anche se è ancora troppo presto per cantare vittoria. Il problema dei crediti deteriorati non va sottovalutato, infatti, come ha dimostrato il recente fallimento di Banca Marche, Banca Etruria, CariFe e CariChieti.

Sofferenze bancarie: l'ipotesi di una bad bank

Attualmente le sofferenze bancarie pesano complessivamente sui bilanci delle banche italiane per oltre 200 miliardi di euro. Questo fa sì che si creino dei buchi di bilancio spaventosi, che come abbiamo visto possono portare al crac gli istituti bancari più penalizzati. Per questo si attende l'intervento del Governo, che da tempo sembra essere al lavoro sull'ipotesi della creazione di una cosiddetta bad bank o cattiva banca.

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In parole semplici si tratterebbe di una banca contenitore, creata al solo scopo di farvi confluire le sofferenze bancarie, ripulendo così i bilanci delle banche buone o good bank da questa zavorra. La bad bank avrebbe poi il solo scopo di cercare di vendere tali crediti deteriorati ad operatori specializzati nel recupero crediti, ma non svolgerebbe nessuna attività tipica di una banca tradizionale.

Crediti deteriorati: sofferenze lorde oltre il 10%

Il report Abi-Cerved evidenzia anche come i prestiti deteriorati accumulati durante la crisi abbiano raggiunto picchi preoccupanti. Attualmente, oltre il 10% del volume complessivo di finanziamenti erogati è costituito da sofferenze lorde. Di questa percentuale, circa il 70% è costituito da prestiti alle imprese non rimborsati. Una situazione che, in assenza di interventi del Governo per favore lo smaltimento almeno parziale di questo stock, è destinata a peggiorare. Già, perché se anche le nuove sofferenze dovrebbero tornare ai livelli pre-crisi entro un paio di anni, l'eredità della crisi si è dimostrata essere troppo pesante per le banche, che da sole non hanno speranza di riuscire a disfarsene.

"E' importante operare perché si possa creare presto, anche in Italia, un mercato secondario efficiente per lo smaltimento dei prestiti deteriorati. – ha spiegato il Direttore Generale dell'Abi, Giovanni Sabatini – Questo potrebbe contribuire alla riduzione delle sofferenza bancarie la cui forte crescita nel nostro Paese è il portato di una crisi economica lunga e profonda".