Quasi come la sveglia che al mattino interrompe il sonno, così l’idea del mutuo manda in pause il sogno dell’acquisto casa. Quale preferire poi, tra mutuo a tasso fisso o variabile, è un grande dilemma. Entrambe le soluzioni hanno pro e contro che impongono uno studio approfondito prima di giungere all’ardua sentenza. Perché se è vero che il tasso fisso assicura una rata costante nel tempo – ce lo suggerisce il nome appunto - il tasso che varia a seconda del profilo dell’acquirente e dell’andamento del mercato, può calare ma può anche puntare al rialzo.

Tasso fisso e tasso variabile, i dettagli

Nel dettaglio, il mutuo a tasso fisso per tutta la durata del rimborso ha la stessa quota di interessi, quella stabilita in sede di contratto. Dunque consente in un certo senso di pianificare il proprio investimento in sicurezza, perché comunque muti il mercato, la rata del mutuo è protetta da eventuali rincari.

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Il mutuo a tasso variabile muta ad intervalli di tempo predeterminati. Il calcolo avviene sommando la percentuale fissa di guadagno dell’istituto bancario, il cosiddetto spread, all’indice di riferimento quale il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali banche europee, ossia l’Euribor o il tasso di riferimento della BCE, la Banca Centrale Europea.

Andamento del mercato, la fotografia attuale

Attualmente i tassi di interessi hanno toccato i minimi storici: l’Euribor a 1 mese è a -0,12% e il tasso di riferimento della Banca Centrale Europea è a quota 0,05% dal settembre del 2014. Il segno meno davanti all’indice Euribor garantisce il maggior risparmio in quanto, invece che sommarsi, si sottrae allo spread e in questo modo va a ridurre il guadagno dell’istituto di credito. La convenienza però riguarda soltanto i mutui richiesti entro il febbraio 2015, perché da quel momento in poi le banche si sono messe al riparo dal calo dello spread aggiungendo una clausola anti-Euribor nei contratti.

A conti fatti, ad oggi il mutuo a tasso variabile vince sul mutuo a tasso fisso perché mentre il primo si attesta a tassi medi dell’1,20%, il secondo si aggira attorno a quota 2,20%. Complici del variabile sono anche gli analisti che per i prossimi mesi stimano una discesa dell’Euribor fino a -0,2%. Ma ovviamente del futuro non c’è certezza.

Il mutuo a tasso variabile infatti tende ad essere oscurato dall’incertezza del futuro, soprattutto ultimamente. Non a caso nell’anno appena trascorso, la quota di italiani che ha richiesto un mutuo a tasso fisso, ha sfiorato il 60%, in decisa controtendenza rispetto al passato.