Il social lending ha ormai cessato di rappresentare un'innovazione avveniristica del comparto crediti e sta lentamente consolidandosi come una realtà stabile. Il rapporto tra consumatori, accesso al credito e web sta diventando sempre più stretto. I cittadini usano la rete per porre i prestiti del mercato a confronto, scoprire nuove soluzioni e individuare compagnie che propongono i tassi più vantaggiosi. Lo scarto successivo, quello del prestito diretto tra consumatori, è un'alternativa forte, che nei prossimi anni crescerà su scala esponenziale.

Il social lending è il finanziamento del futuro?

Negli anni della crisi il settore prestiti ha accusato un salasso senza precedenti. Le abitudini dei risparmiatori si sono lentamente modificate. In molti utilizzano piattaforme online per informarsi su Fiditalia e i suoi prodotti creditizi, su quelli di Agos, di Fiditalia, ecc. Le compagnie virtuali hanno rafforzato la propria posizione, acquisendo credibilità. Il passo successivo è stato, appunto, quello del social lending, un esperimento riuscito nato nel Regno Unito e che, in pochi mesi, si è radicato in tutto il mondo, Italia compresa.

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Uno studio sul social lending condotto da Pwc rivela come il fenomeno del prestito tra privati, articolato grazie a specifiche piattaforme di incontro tra investitori e richiedenti, si sia evoluto e nei prossimi anni registrerà una crescita costante, raggiungendo il valore di 150 miliardi di dollari entro il 2025.

Il social lending tra opportunità e minacce

I crediti attivati grazie a piattaforme di socal lending presentano notevoli vantaggi. Rapidità nelle procedure, tassi spesso convenienti, insolvenze mediamente più basse rispetto a quelle degli istituti di credito, diversificazione del rischio per chi investe.

Nl 2014 il volume d'affari del social lending – rivela Pwc – è stato pari a oltre 11 miliardi di dollari in tutto il mondo. Nel 2015 si attende un erogato in formato sociale pari a 34 miliardi. Un'economia scalare che entro i prossimi dieci anni sarà in grado di consolidare definitivamente la propria posizione sul mercato dei finanziamenti. Ma, d'altra parte, la modalità P2P che ha rappresentato l'essenza stessa del sistema verrà in qualche modo corrotta, secondo una nuova tendenza che è già attiva.

Il settore, infatti, vive oggi le prime 'infiltrazioni' da parte di investitori business – fondi di investimento, società di credito, grosse aziende. Soggetti che nei prossimi anni potrebbero minare dalle fondamenta il funzionamento del sistema. Si tratta di realtà che dovendo fare i conti con il rischio di insolvenza, porteranno a una rimodellazione della domanda, i tassi d'interesse diventeranno più onerosi.

Come evolverà il settore

Non è tutto oro quel che luccica. Già oggi non è raro che il tasso d'interesse proposto dalle piattaforme di social lending raggiunga il 30%, un tasso usuraio secondo la legislazione italiana e non solo. Nel contempo, diverse società stanno compiendo approfondite analisi del settore, si servono dei flussi del web per estrapolare la formula aurea del successo finanziario.

L'obiettivo è quello di delineare in modo dettagliato il profilo di rischio dei diversi richiedenti. Le minacce riguardano in special modo la privacy, ma un simile approccio potrebbe snaturare il principio stesso su cui si fonda e da cui si alimenta il social lending. La riconfigurazione è già in atto, resta solo da scoprire dove porterà.