Sofferenze bancarie in continuo incremento. È questo il dato che emerge analizzando gli ultimi 12 mesi: le sofferenze, ossia i prestiti le cui rate non riescono ad essere pagate dalle imprese, sono cresciute del 15,56%, pari a 25,2 miliardi, per un mercato di sofferenze che ammonta in totale alla cifra astronomica di 187,2 miliardi di euro. Questo dato stona con l'aumento delle richieste di prestiti nel 2015 da parte di chi, dopo aver messo IBL Banca e le sue offerte a confronto con quelle di Barclays, CheBanca! e degli altri istituti per trovare il finanziamento più vantaggioso, sente di avere la disponibilità economica per sostenere le rate di un prestito.

Le sofferenze sono dettate dalle aziende

Le imprese concorrono maggiormente all'aumento delle sofferenze rispetto alle famiglie. Secondo il rapporto mensile sul credito diramato dal Centro Studi di Unimpresa, le rate non pagate dalle aziende sono pari a 133,1 miliardi (+16,51%). La liquidità non corrisposta dalle famiglie è invece aumentata del 10,25%, raggiungendo la cifra di 34,9 miliardi. Sono molti quelli che, dopo essersi informati sui prestiti on line offerti dalle diverse banche, ne stipulano uno ma faticano a ripagarlo.

Altro settore in netta difficoltà è quello della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie, sfiorano i 4 miliardi (+66,34%). In totale le sofferenze rappresentano il 13,34% dei prestiti bancari, in rialzo dell'11,3% dei un anno fa, e più che raddoppiate rispetto ai 77,8 miliardi del 2010.

L'erogazione dei prestiti è ridotta

Per quanto concerne i finanziamenti a imprese e famiglie, dal report si evince che gli istituti hanno ridotto i prestiti di 30,6 miliardi, passando da 1.434,3 a 1.403,6 miliardi, con un calo del 2%. La riduzione interessa sia le famiglie che le imprese, che patiscono un calo rispettivamente di 1,9 e 28,7 miliardi. Le erogazioni sono scese nel complesso del 2,14% negli ultimi dodici mesi. Le imprese poi si sono viste ridurre finanziamenti per ogni tipo di durata: -3,48% per quelli a breve termine (fino a un anno), -6,52% per quelli sul lungo periodo (oltre i 5 anni). Un dato in controtendenza riguarda i prestiti fino a 5 anni, cresciuti dell'8,3%.

Le banche dovrebbero aiutare famiglie e imprese

La medesima situazione vale per i prestiti alle famiglie, in diminuzione dell'1,56% (da 182,1 a 179,2 miliardi). Aumenta invece del 5,03% il credito al consumo, che passa da 57,1 a 60,05 miliardi di euro. Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, afferma che quella del credito rimane una situazione gravissima, poiché le banche rispondono con superficialità alla difficoltà delle famiglie e delle imprese nel rimborsare le rate dei prestiti.

Longobardi prosegue sostenendo che Unimpresa è pronta a collaborare e a dare voce alle 120.000 piccole e micro aziende che si stanno battendo per l'economia del paese. Il presidente di Unimpresa conlude affermando che le risorse messe a disposizione dalla Bce, come il quantitative easing, non vanno sprecate.