Che sia per cullare il sogno di un piccolo business o semplicemente per bisogno di liquidità, la strada verso la richiesta di un prestito si è fatta, in questi anni, sempre più intricata, fra difficoltà di accesso al credito e tipologie più varie di prestito tra cui orientarsi. Così, informarsi sui finanziamenti esistenti sul mercato prima di procedere con la richiesta diventa l'approccio più sensato e, forse, l'unico davvero corretto per compiere scelte sagge.

Il web permette, inoltre, di porre i tassi Agos a confronto con quelli di Findomestic, IBL o tutti gli altri, e individuare con lucidità, non solo la tipologia di finanziamento migliore, ma anche l'istituto più adatto. Il tutto, inevitabilmente, passa però al vaglio dell'istituto, il quale valuta le circostanze e decide se accettare o rigettare la richiesta. Nel secondo caso, diventa necessario individuare nuove fonti di sostentamento per il proprio business, ad esempio chiedere prestiti ad amici.

Che poi c'è business e business. L'alternativa più scontata è quella di invocare il supporto di conoscenti o parenti, con la promessa di rendere il tutto quanto prima. Ma se vi trovate dalla parte del creditore, state bene attenti a chi finanziate, i prestiti ad amici possono costare ben più della cifra erogata, come ha chiarito una sentenza della Cassazione di L'Aquila che apre a un'importante precedente.

La sentenza in questione è la n. 48011 del 20 novembre 2014, che ha condannato un giovane per concorso nel reato di spaccio. Questi aveva prestato a un amico la somma necessaria per acquistare 95 pasticche di ecstasy, poi spacciate nel territorio di Riccione. I giudici hanno ritenuto che non si potesse trattare di semplice connivenza (che consiste nell'acconsentire a un reato senza prenderne effettivamente parte), poiché il prestito erogato all'amico è stato fondamentale per il perpetrarsi del reato e il creditore, inoltre, era a conoscenza delle intenzioni del richiedente.

La Cassazione di L'Aquila ha sottolineato come la connivenza, non punibile per legge, indica una condotta passiva da parte dell'imputato, condizione che è venuta meno poiché il condannato ha giocato un ruolo decisivo e reso materialmente possibile la condotta delinquenziale del proprio compagno.