La situazione creditizia in Italia pare migliorare, proseguendo il trend abbastanza positivo degli ultimi mesi: trovare un prestito resta difficile, anche per chi decide di richiedere la cessione del quinto dello stipendio; per non parlare di chi invece un contratto a tempo indeterminato non ce l'ha nemmeno.

Cercare di sfruttare qualche promozione online o le offerte di Compass, Agos, Findomestic, ecc. ci potrà aiutare ad individuare tassi convenienti anche se questo non ci darà la certezza di ottenere l'erogazione vera e propria del prestito.

In ogni caso, secondo quello che emerge dai dati della Banca d'Italia, sarebbe in calo, da una parte, la diminuzione delle erogazioni generali di prestiti (il dato infatti passa da un -3,6% di febbraio al -3,3% di marzo) e, dall'altra, il tasso di crescita delle sofferenze bancarie, ovvero i crediti che gli istituti bancari non riescono più a riscuotere.

Un tracollo ulteriore è invece stato registrato sulla raccolta obbligazionaria che tocca un -10,6% a marzo, dopo un -9,2% del mese precedente e un -3,4% di appena un anno fa. Anche i depositi, inoltre, cresciuti molto lo scorso anno, tendono a rallentare alla fine del primo trimestre 2014 con appena un +1,6%.

Il dato sulle obbligazioni è particolarmente negativo proprio perché, senza obbligazioni, le banche non possono fornire prestiti a lungo termine alle imprese e alle famiglie. Nonostante questo sembra che i prestiti alle famiglie tentino una lenta e faticosa ripresa: il calo infatti si ferma all'1,1%. Al contrario, i prestiti alle imprese, pur migliorando rispetto a febbraio, si riducono ancora del 4,4%.

Dopo i dati prodotti dalla Banca d'Italia, si attende ora la reazione della BCE, già annunciata per giugno, mentre il prestigioso quotidiano economico Financial Times torna a chiedere alle banche italiane un cambiamento forte per quello che riguarda in particolare la governance, anche per convincere gli investitori stranieri a restare in Italia.

Una richiesta, sicuramente valida, che arriva il giorno dopo rispetto alle nuove regole, riguardanti proprio la governance delle banche, volute dalla Banca d'Italia; esse impongono una riduzione del numero dei consiglieri, un ruolo non esecutivo del presidente e un aumento delle deleghe per i soci delle banche popolari. Tutto questo con l'obiettivo annunciato di incentivare la trasparenza e la rappresentatività nel settore bancario.