In tempi di crisi, gestire il bilancio familiare diventa sempre più un problema e in molti sono costretti a chiedere prestiti anche solo per riuscire a pagare spesa e bollette. Le soluzioni possono essere diversi: ad esempio, ci si può informare su come funziona la cessione del quinto oppure su cosa sono i prestiti Inpdap (erogati anche se l'istituto previdenziale è stato assorbito dall'Inps) oppure optare per altre tipologie di finanziamento.

Numerose sono infatti le possibilità di finanziamento e i modi per gestirlo in tutta tranquillità. Basta ad esempio scoprire quali sono i prestiti online più vantaggiosi tramite un comparatore gratuito e quindi valutare l'entità delle rate in cui è possibile restituire il finanziamento. Però, in caso di insolvenza, gli operatori si affidano a società di recupero crediti che non sempre agiscono nella più totale trasparenza.

Premesso che i debiti vanno pagati e che i creditori non sempre possono essere gentili, molti clienti hanno denunciato comportamenti ai limiti della sopportazione, tanto da far parlare di "stalking creditizio". E non si tratta soltanto di giusta insistenza, ma di casi di illecito vero e proprio. Il pressing telefonico raggiunge livelli esasperanti, alcune società di recupero crediti arrivano a interrogare i vicini di casa, inviare sms, vengono avvertiti persino i datori di lavoro.

Il Garante della Privacy ha raccolto le numerose denunce da parte dei debitori e ha deciso di intervenire per fare chiarezza su quali comportamenti delle società di recupero creditizio vanno considerati illegali, in modo da tutelare i consumatori. Il provvedimento dell'Authority stabilisce che i solleciti di pagamento debbano essere riportati esclusivamente al debitore, escludendo la possibilità che terzi possano venirne facilmente a conoscenza.

Avvisi di mora affissi sulla porta di casa, telefonate a familiari, vicini o al datore di lavoro e telefonate preregistrate sono pertanto da ritenersi illecite. E a riprova dell'impegno dell'Authority per la tutela della privacy in situazioni delicate come questa, a inizio anno sono state condannate due società di recupero crediti, la GE.RI. Gestione Rischi S.r.l. e la Elliot S.r.l., per comportamenti scorretti e lesivi della privacy.