In tempi di crisi come quelli attuali, ottenere un prestito personale può rivelarsi molto difficile, soprattutto in assenza di un lavoro fisso: questo è uno dei motivi per cui, a fronte di un generale calo del credito concesso a famiglie ed imprese, ottiene di contro sempre più successo la tipologia del prestito su pegno.

Di cosa si tratta? Di una forma di credito concessa a fronte della presentazione presso un istituto bancario di un oggetto prezioso, che può essere riscattato una volta estinto il debito. Secondo una recente indagine condotta sul tema da Il Sole 24 Ore, in Italia gli istituti che offrono tale tipologia di prestito sono circa 40.

I beni accettati come pegno sono generalmente oggetti preziosi: dalle pietre ai gioielli, dalle perle alle monete d'oro, tutti beni caratterizzati da un valore che rimane costante nel tempo. Il funzionamento è semplice: al richiedente basta recarsi in banca con codice fiscale, un documento di identità e il bene da impegnare, che viene valutato al momento da un perito estimatore.

Il rimborso del prestito può quindi avvenire in tre o sei mesi, a tasso fisso. Al richiedente viene data una polizza con cui, terminato il periodo di rimborso previsto, potrà riscattare l'oggetto impegnato. Alla scadenza della polizza, egli potrà decidere se estinguerla o se lasciare che il bene vada all'asta.

40, dicevamo, gli istituti di credito che offrono questa possibilità, sette le società che nel nostro Paese svolgono tale attività in via esclusiva (secondo dati Bankitalia).

Una forma di finanziamento che, secondo i dati presentati da Il Sole 24 Ore, riscuote un successo sempre maggiore, anche perchè può essere ottenuto anche da precari o da protestati, dal momento che non è richiesta alcuna indagine patrimoniale.