I prestiti vanno restituiti, anche se due coniugi hanno deciso di separarsi. Dura lex, sed lex, alla romana: se stiamo insieme bene, se stiamo lontani rispettiamo i patti da persone civili. E sopratutto il denaro dato in prestito durante il matrimonio andato in fumo, chissà, per scappatelle adolescenziali o incompatibilità scoperta molto tempo. Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Proviamolo a spiegare meglio.

Non stiamo parlando di un patto prematrimoniale ma di un contratto con condizione sospensiva, quindi è lecito l'accordo per cui prima del matrimonio i coniugi possono accordarsi per la restituzione del denaro in caso di separazione. Fidarsi è bene, sì, ma non fidarsi è meglio, anche se la persona con cui stipuliamo il prestito ce lo portiamo all'altare. Il marito per preparare il matrimonio si fa prestare i soldi dalla sua futura moglie? Nessun problema, ma in caso di separazione i soldi si chiamano pietro però! Prima del matrimonio o durante il matrimonio.

Non bisogna stipulare un vero e proprio contratto, perché è valida la scrittura privata. Questa forma, quindi, va equiparata contratto di mutuo sottoposto a una condizione, appunto, la separazione. Infatti una recente sentenza della Cassazione (19304/2013) ha confermato tutto questo. In questi casi il regime patrimoniale non conta: comunione o separazione dei beni non c'entra, i patti rimangono chiari. Anche se ci si è voluti bene, i beni rimangono tali.

Infatti questo tipo di "prestito" è equiparato come se fosse un mutuo, quindi c'è l'obbligo della restituzione. Anche se, certo, il prestito tra coniugi avviene nell'intimità della vita domestica, nella "riservatezza della vita familiare" (12551/2009) non ci sono motivi per non scrivere. Un marito o una moglie, diciamo, "previdente" quanto diffidente, può sempre chiedere di scrivere tutto. Anche i prestiti fatti, i soldi da restituire, il prestito dovuto. Quindi, cari coniugi, state attenti a chi concedete i vostri prestiti. Oggi bisogna far firmare anche chi sposiamo, con i tempi che corrono…