Due su dieci ce la fanno. Una leggera revisione di una vecchia canzone di Gianni Morandi potrebbe essere adattata all'Italia, ed in particolare alla situazione del credito. Il cosiddetto "Credit Crunch", ossia la stretta sulla concessione di prestiti da parte delle banche, è ormai come un cappio alla gola di migliaia di aziende che oggi rischiano di chiudere.

Il presidente della BCE Mario Draghi continua a ribadire che i tassi d'interesse rimarranno al minimo storico (0,5%) ancora a lungo, e che la ripresa si registra in tutta Europa tranne che in Italia proprio perché non viene concesso credito alle piccole e medie imprese che sostengono di fatto l'economia del Paese. Ma da quell'orecchio evidentemente gli istituti di credito non ci sentono.

Lo dimostra un recente sondaggio effettuato da Adnkronos che ha messo in luce una realtà disarmante. Nell'ultimo anno il 40% delle PMI che ha chiesto un finanziamento si è vista rispondere di no, mentre dell'altro 60% che ha trovato la porta aperta, solo pochi sono riusciti ad ottenere tutto ciò che avevano chiesto.

Nel 2012 infatti soltanto il 20% delle aziende che hanno chiesto aiuti in banca hanno potuto portare a casa il denaro alle loro condizioni, mentre le altre sono state costrette a sottostare ad una sorta di ricatto. Per la maggior parte sono state costrette a tagliare i costi, e quando si parla di tagli significa licenziamenti. Altre invece hanno ricevuto delle condizioni talmente assurde da essere state costrette a chiudere.

Ormai ricevere un prestito da una banca per un'azienda equivale quasi ad un terno al lotto, tanto che il 65% dei dirigenti intervistati ha ammesso che non ci prova nemmeno a fare richiesta. D'altra parte anche le banche hanno i loro motivi, come afferma oggi l'Abi, dichiarando che al giugno scorso i debiti non onorati dalle aziende italiane ammontavano ad un totale di 138 miliardi di euro. Ma forse il motivo lo spiega ancora una volta Draghi, e cioè che le banche italiane, quando concedono i prestiti, lo fanno ai tassi più alti d'Europa. Di questo passo la canzone di Morandi rischia di valere anche per le aziende italiane. Non saranno più 2 su 10 che ce la faranno, ma tra qualche anno saranno una su mille.