La causa si chiama credit crunch: ossia il restringimento del credito a favore di imprese e famiglie, che negli ultimi due anni ha ridotto le erogazioni bancarie di ben 68 miliardi, impattando in modo anestetizzante sul mercato occupazionale e commerciale, riducendo il volume degli investimenti.

E se da un lato aziende e famiglie sono al collasso, dall'altro le banche lamentano la perdita di 100 miliardi in valori d'impieghi, con l'azione aggravante dell'inesigibilità dei crediti in sofferenza. Non va meglio sul fronte della raccolta di denaro (-5%), e sulla stessa scia si consolida la contrazione delle obbligazioni (-6%). La diminuzione nel 2013 in termini percentuali si afferma al (-7%) e se consideriamo la mancata erogazione di 29 miliardi all'industria manifatturiera il tasso, si colloca al 12%.

Ciò vuol dire solo una cosa: gli istituti di credito nonostante il nuovo "accordo per il credito" firmato il 1° luglio scorso tra banche e imprese (operazioni di sospensione dei finanziamenti; operazioni di allungamento; operazioni per promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività), si trovano sostanzialmente in uno stato affannoso di liquidità.

L'effetto, naturalmente è una conseguenza diretta: le aziende sono obbligatoriamente costrette a ridimensionare il proprio volume d'affari, 6 su 10 si ritrovano a comprimere il proprio organico occupazionale dovuto alla mancanza di finanziamenti e al contempo sono necessariamente indotte a diminuire gli investimenti, mentre 2 su 10 ritiengono probabile l'ipotesi di chiudere battenti entro il 2014.

Preoccupante il tasso di sfiducia, il 65% delle imprese intervistate da Adnkronos dichiara di aver rinunciato già da tempo alla possibilità di accedere al mercato del credito, ammettendo di non riuscire più ad onorare i debiti contratti.

Analizzando il settore privato, la fotografia non cambia: i prestiti alle famiglie segnano una nuova ritrazione del 3% su base annua, in particolare il calo travolge sia il ramo immobiliare sia il credito al consumo.

Unica nota positiva sono i tassi d'interesse applicati su mutui e prestiti che rimangono stabili: per l'acquisto o ristrutturazione della casa l'indice si attesta al 3,90% mentre per l'acquisto di piccoli beni non si supera il 9,55%. Rimangono stabili anche i tassi sui depositi in essere (1,05%).

In sintesi possiamo dire che la stretta creditizia non si ferma e l'acuirsi della crisi promuove un nuovo crollo sistemico che induce il paese ad un coma stazionario, alterando allo stesso tempo l'equilibrio basilare del sistema economico e sociale.