Venerdì 19 luglio la Banca Centrale Cinese ha annunciato la tanta attesa liberalizzazione dei tassi d'interesse sui prestiti che, fino a questo momento, erano fissati a un limite del 30% di "sconto" rispetto al tasso di riferimento in vigore. Il provvedimento, secondo gli esperti economisti del ChinaScope Financial, porterà nei prossimi due anni a una liquidità fra i 50 e i 100 miliardi di dollari.

La concorrenza sul mercato dei prestiti a famiglie e imprese aumenterà di certo, facendo circolare più denaro liquido e dando così un impulso importante alla crescita dell'economia cinese che, dopo vent'anni di sviluppo quasi incontrollato, sta subendo un rallentamento. Come detto, prima di questa riforma la concessione di prestiti era vincolata a tassi d'interesse prestabiliti che ad esempio per i prestiti annuali era al 6%. Ora però gli istituti di credito saranno liberi di abbassare i tassi e concedere liquidità a famiglie e imprese che vedono le proprie spese salire vertiginosamente.

Una piccola rivoluzione insomma quella in scena nella Repubblica Popolare Cinese anche se la Banca Centrale di Pechino ha voluto mitigare l'entusiasmo degli investitori con un chiaro messaggio: "gli istituti di credito dovranno fissare i tassi in modo ragionevole sulla base delle richieste del mercato e considerando i fattori di rischio". L'indagine di ChinaScope ha rivelato comunque che la ricapitalizzazione di questa liquidità messa a disposizione potrebbe raggiungere anche i 100 miliardi nei prossimi due anni per le banche cinesi.

Che anche la Cina si stia muovendo sempre più verso il libero mercato, accantonando le vecchie ideologie? Forse l'odore dei soldi è più forte dei dogmi politici.