Liquidità e prestiti alle imprese meritevoli, è questo quello che serve per far ripartire l'economia italiana secondo un po' tutti gli esperti del settore. Le cosiddette PMI (piccole e medie imprese) reggono tutto il sistema Paese e hanno necessità di accedere costantemente a un fondo di finanziamenti a tassi non eccessivi, per poter investire, assumere personale e dare impulso al proprio mercato.

Attualmente le imprese italiane pagano dai 2 ai 3 punti percentuali in più rispetto ai tassi sul credito di imprese tedesche o francesi e questo ammazza la loro competitività. Adesso però è in arrivo un fondo di garanzia per le PMI che può raggiungere anche i 150 miliardi di euro.

Tutto è in divenire e nulla è già certo e tangibile, però nei prossimi giorni il gruppo Action Institute proporrà il progetto alla Commissione Finanze della Camera e si spera che l'esito sia positivo. Action Institute è di fatto un gruppo di persone non connotate politicamente e quindi indipendenti, che annoverano fra i loro membri personalità del calibro di Guido Tabellini, Alberto Alesina e il premio Nobel per l'economia Michael Spence.

Un fondo di investimenti di 150 miliardi, dicevano, non è roba da niente: ma da dove arrivano questi soldi? Il tesoretto è reso possibile dalla capitalizzazione di circa 10 miliardi di fondi strutturali europei non utilizzati che, attraverso la creazione di un fondo finanziario pubblico, possono portare al rilascio nei prossimi cinque anni di una cifra che potrebbe raggiungere i 150 miliardi di euro con finanziamenti bancari a medio termine. Di fatto un provvedimento a costo zero per lo Stato italiano, che potrebbe però consentire di ridurre il costo del credito che soffoca le imprese.

È tutto legale, niente paura, e nel rispetto degli accordi internazionali. Perché non sfruttare l'occasione? Gli imprenditori italiani rivolgono la domanda ai nostri politici, che ci auguriamo si faranno carico di questa importante responsabilità.