A due mesi dall'insediamento il governo Letta ha nominato 35 esperti per riformare la Costituzione e due giorni fa al Senato hanno approvato il decreto legge che sblocca i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese. Il ddl tornerà alla Camera per essere approvato in via definitiva entro il 7 giungo. Purtroppo nonostante il tanto atteso sblocco dei pagamenti, il sistema bancario italiano, ha tagliato 44 miliardi alle imprese e l'agenzia di rating lancia l'allarme: "Riteniamo che ulteriori azioni negative sul rating siano possibili nel 2013 in mancanza di una ripresa dell'economia nell'ultima parte dell'anno".

Attualmente le PMI in Italia vengono sostenute, attraverso prestiti e finanziamenti, per più del 90% del loro fabbisogno dalle banche. "Questa provvista - documenta il report - sta diventando meno disponibile in quanto le banche italiane hanno avviato un percorso di riduzione del credito", questo, nonostante le lobby bancarie abbiano intascato i soldi della Bce senza rimetterli in circolazione e a causa dell'assenza del credito le imprese sono costrette, per colmare il taglio del credito da parte del sistema bancario, a finanziarsi ricorrendo all'emissione di bond, e il fenomeno in crescita, ha raggiunto l'ammontare netto di 20 miliardi di euro bond.

A riguardo dal report si evince che: "Questo fenomeno insieme all'allentamento della legislazione d'impresa e fiscale per le medie imprese che è stata introdotta in Italia, probabilmente incoraggerà l'emissione di più obbligazioni" e analizzando i dati che mostrano uno scenario economico di "crescita zero", dove per rifinanziare il debito già esistente, le imprese emettono bond, il fenomeno denominato funding, potrebbe salire all'11-14%, nei prossimi cinque anni.

Il fenomeno, però, potrebbe migliorare la struttura del capitale delle PMI, permettendo un allungamento della scadenza del debito, ma considerando il processo obbligazionario "lungo e arduo", il rating ha mostrato dati scoraggianti: "Deboli risultati operativi stanno pesando sulla qualità del credito di molte delle 36 società che esaminiamo in Italia. Nel 2012 e nel primo trimestre del 2013, delle 25 azioni adottate, quelle negative sono state più del doppio di quelle positive".

Purtroppo questa soluzione finanziaria, per far ripartire l'economia italiana, attraverso la sostituzione del debito bancario con quello obbligazionario, sta ottenendo uno "scarso interesse" tra gli investitori italiani, infatti, l'80% delle obbligazioni totali, sono state sottoscritte da investitori esteri a causa anche "Dell'assenza di un mercato sviluppato del private placement".