La crisi economica che ha caratterizzato il 2012 nel nostro Paese è stata determinata principalmente dalla caduta della domanda interna. È quanto emerge dalla analisi del quadro macroeconomico e sociale delineata dal 21° rapporto annuale ISTAT pubblicato stamane.

La crisi occupazionale si è inasprita in particolare fra la fine del 2012 e i primi mesi del 2013, aggravata dall'aumento del precariato. A gennaio 2012 il tasso di disoccupazione era pari al 9,6%, a marzo di quest'anno è arrivato all'11,5%.

La riduzione del reddito disponibile delle famiglie ha determinato un forte calo nei consumi e una consistente diminuzione della propensione al risparmio, cha ha toccato i minimi storici. Le famiglie hanno risposto alla crisi riducendo la quantità o qualità dei prodotti acquistati, preferendo centri di distribuzione a più basso costo. Questo mutamento della propensione al consumo è stato significativo anche al Nord, ma è il Sud l'area del Paese maggiormente interessata dal fenomeno. In un clima di recessione di siffatte proporzioni parlare di risparmio appare quasi come una bestemmia.

Altro nodo è quello dell'accesso al credito bancario: le famiglie e le imprese vessate dalla crisi hanno visto restringersi notevolmente le loro possibilità di ottenere mutui e prestiti. Gli indicatori del disagio economico segnalano un generale peggioramento delle condizioni materiali delle famiglie italiane e un forte aumento delle situazioni di deprivazione, che si vanno allargando a fasce sempre più ampie della popolazione, che prima sconoscevano del tutto cosa fosse l'indigenza sociale. Il clima di recessione ha coinvolto nell'ultimo anno e mezzo tutti i principali settori produttivi: in particolare a risentirne pesantemente sono stati i settori delle costruzioni, l'agricoltura e l'industria manifatturiera. Minore, ma comunque presente, l'impatto negativo sul settore terziario. Dall'analisi del settore turistico emerge che è cresciuta la domanda estera , mentre si è ridotta quella interna. Il settore in pratica ha tenuto proprio grazie alla presenza dei turisti stranieri.

Dal rapporto emerge con chiarezza che al calo consistente della domanda interna, è corrisposta una sostanziale tenuta della domanda estera. È proprio la domanda estera la componente che ha permesso alla nostra economia di mantenersi su una linea di galleggiamento. La crisi della domanda interna ha avuto come ulteriore effetto una forte riduzione delle importazioni di beni e servizi. Alla contrazione delle importazioni è corrisposto invece il mantenimento su un regime di crescita del livello delle esportazioni, il che ha evitato al momento un ulteriore inasprimento del clima di recessione.

I dati economici negativi infine hanno determinato una marginalizzazione degli effetti dell'azione di risanamento della finanza pubblica: l'indebitamento netto della P.A. in rapporto al PIL è sceso del 3% grazie ad un consistente avanzo primario, ma l'incidenza del debito sul PIL, a causa del clima recessivo, è comunque aumentata fino al 127%.