La crisi economico-finanziaria che ha colpito l'Italia in questi ultimi anni mette sempre più in difficoltà le aziende, soprattutto quelle di piccola entità, e le famiglie che di conseguenza non riescono più a far fronte ai debiti contratti negli anni passati.

I dati della Banca d'Italia, riferiti a gennaio 2013, parlano di un aumento delle sofferenze bancarie del 17% rispetto all'anno precedente; inoltre è dal 2009 che si registrano aumenti delle sofferenze bancarie e per questo le banche hanno reagito diminuendo l'erogazione di prestiti a famiglie e imprese, contribuendo così ad aggravare le loro difficoltà.

Il paradosso di questa situazione è che mentre da un lato le banche hanno avuto accesso illimitato a prestiti della Banca Centrale Europea, a tassi bassissimi, tanto che alla fine del 2012 hanno prelevato circa 270 miliardi di euro dalle casse della BCE, dall'altro lato si registrano numerosi casi in cui un laureato che vuole aprire una micro impresa o una coppia che vuole stipulare un mutuo si vedono rispondere "no" da varie banche.

Questo meccanismo perverso operato dagli istituti di credito non fa altro che aumentare la crisi delle aziende che giornalmente si vedono costrette a chiudere per mancanza di liquidità o perchè strozzati dai debiti. Sono state 365.000 le imprese che nel 2012 hanno chiuso i battenti, 1000 al giorno. Sono numeri questi che dovrebbero allarmare chiunque eppure le orecchie dei nostri governanti continuano ad essere sorde.