E' sempre più frequente l'apertura su internet di piattaforme Web, dove chi ha bisogno di soldi, li mette vantaggiosamente a disposizione di altri per finanziare idee, progetti, nuove imprese innovative, chi presta ci guadagna e chi riceve, ottiene denaro non dalle banche che in questo periodo hanno ristretto l'accesso al credito. Il prestito sociale (social lending) transita solo attraverso "banche depositarie" e si scambia sul Web in modo che il prestatore presta la cifra che vuole e, in seguito, il portale, certificato per svolgere tale attività, spacchetta la somma prestata in piccoli prestiti concessi ad altrettanti selezionati richiedenti.

I tassi d'interesse sul denaro prestato aumentano in proporzione al rischio al quale è soggetto il prestito, con rendimenti, per il prestatore, superiori a quelli bancari. I debitori pagano per la somma ricevuta in prestito un tasso con Taeg tra il 7,5 e 9%, il tasso di default insito nel portafoglio è intorno al 2% e i rendimenti per chi presta arrivano fino al 12,5% (leggere tutte le informazioni dettagliate sui siti che offrono tale servizio). Tassazione. I portali forniscono ai prestatori una certificazione dei redditi che vanno denunciati sul 730 nella parte "redditi da capitale" e la tassazione attuale è tra il 20-21%, anche se novità potrebbero esserci a breve più favorevoli per chi presta sul Web.

Svolgimento. All'atto di prestare i soldi, il prestatore sul portale di social lending sceglie a quali categorie di persone prestare i suoi soldi, mentre la solvibilità dei richiedenti il denaro è valutata dal portale con un'analisi accurata su debiti contratti, lavori stabili, nessun protesto, bollette pagate e altro, tale da suddividere i riceventi il denaro in classi di merito per sicura solvibilità. In tale modo, privati ricevono da altri privati denaro con il quale affrontare situazioni finanziarie complesse, varie emergenze, costi professionali.

Obblighi. La Banca d'Italia ha definito il prestito tra privati all'interno dell'operare degli Istituti di pagamento considerati operatori non bancari con servizi di pagamento alternativi alle banche e sotto la vigilanza della stessa BI, con una struttura di gestione del rischio, adeguamento alle normative, audit interno, revisori contabili e collegio sindacale, con un patrimonio che tuteli la clientela. Chi offre servizi di social lending ha anche l'obbligo di comunicare ogni nuovo rapporto aperto con i clienti, segnalazioni anti-riciclaggio (movimenti oltre 15.000 euro) e regolarità o meno nei ripagamenti.

Dati. Il social lending si basa sulla fiducia con garanzia per i prestatori di denaro che prestano in media 4.000 euro, si può prestare fino a 50mila euro con una media di durata del prestito intorno ai 24 mesi. Chi chiede denaro con la formula citata sono circa il 20% donne e il rimanente sono uomini, una percentuale maggiore di richiedenti che si attesta nella fascia di età tra i 35-44 anni. Il nord dell'Italia è l'area geografica che si affaccia al prestito Web con maggiore intensità, i motivi della richiesta sono principalmente per consolidare debiti e manutenere la casa, finanziare idee, fare acquisti vari e ripagare spese per la famiglia e lo studio.

I siti internet in Italia per il social lending sono ad esempio i riconosciuti smartika.it, che ha già concluso prestiti per 9,5milioni di euro; prestiamoci.it, ha, al suo attivo, 330 prestatori e finanzia circa 1,5milioni di euro; kiva.org, un sito che permette di investire piccole cifre da 25 euro per finanziare progetti d'impresa in Paesi emergenti, decidendo in che settore investire e informarsi sulla storia e gli obiettivi del gruppo che richiede il denaro.