Il mercato del credito in Italia resta in affanno, ed anche il presidente della Bce deve constatare che "la situazione resta fragile come mostrano i flussi dei prestiti che a dicembre sono stati negativi", la criticità riguarda soprattutto le Piccole e Medie Imprese e le famiglie.

Se il fronte dei consumatori fa eco al presidente della Bce, i banchieri italiani levano gli scudi e mostrano dati, che, a loro avviso, smentiscono "la cattiveria delle banche".

Secondo, ad esempio, l'amministratore delegato di Ubi Banca, Massiah, "un paese in cui le banche danno più impieghi di quanto raccolgono non è un Paese in credit crunch", "le banche italiane ricevono depositi per 1.600 miliardi e danno impieghi per 1.800 miliardi e quindi prestano più di quanto raccolgono".

Ancora più duro il giudizio di Federico Ghizzoni, di Unicredit: "Non possiamo più dare credito in modo indiscriminato, a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo. Lo dobbiamo capire noi e lo devono capire anche le imprese. Le banche, rispetto al passato, non possono più essere il ricettacolo di tutte le imprese, bisogna guardare avanti sulla base di un principio: il credito non è più illimitato come qualche anno fa, è in parte razionato - ha detto ancora Ghizzoni - e va concesso a chi lo merita e a chi lo utilizzerà per crescere. Tutti quanti noi - fornitori, banche, Stato - dobbiamo fare sforzi in questa direzione" Alla base della cosiddetta stretta creditizia c'è quindi solo la necessità di "essere selettivi": "Posso assicurare - ha continuato Ghizzoni - che quando vediamo aziende che sono in difficoltà ma che ce la possono fare, facciamo credito".

Non la pensa così il Codacons che affidandosi ad una dura nota, a commento dei dati di Bankitalia, osserva: "Le banche continuano a non fare il loro mestiere, che e' quello di prestare soldi e far circolare la moneta", le banche invece "preferiscono fare investimenti speculativi mentre lo Stato, complice, non fa nulla per cambiare questa situazione, dato che gli fa comodo che le banche continuino ad acquistare i titoli di Stato".
Inoltre quando, sempre più raramente, concedono credito gli istituti bancari lo fanno applicando vergognosi "spread usurai".