Abbiamo assistito nel corso del 2012 ad un lento e continuo aumento dei tassi d'interesse applicato al credito alle imprese e ai mutui alle famiglie. In controtendenza con il lento decrescere dello spread dei nostri titoli di stato. Mettendo in evidenza come la maggior parte del debito pubblico italiano resta a "casa nostra" in mano alle banche italiane e alle famiglie.

Analizzando nello specifico i conti deposito possiamo dire che fermandoci ad osservare l'andamento dei tassi da dicembre 2012 al gennaio 2013 lo vediamo in discesa all'1,20% contro l'1,24% (parlando sempre di tasso medio). In controtendenza in rialzo i tassi dei prestiti alle imprese che sono aumentati in media di una dozzina di centesimi rispetto al mese precedente, al 3,71%. Assorbendo così il rialzo dell'Irs di 10 anni. Ma a fronte di questo aumento non si denota un aumento del gettito. Anzi, l'ABI nel rapporto mensile sottolinea che la stretta del credito da parte delle banche è stata del 3,3 per cento a gennaio su base annua, in decisa crescita rispetto al -2,5 per cento di fine 2012. Mettendo a segno così il calo più significativo registrato dall'inizio della crisi.

La stessa situazione la vivono i mutui per la prima casa che segnano a gennaio 2013 un aumento del tasso di interesse fisso al 3,75% contro il 3,7% del mese di dicembre 2012. Situazione che denota anche come il tasso di respingimento delle domande passa dal 22,7 al 25,9%.

l direttore centrale dell'Abi, ha anche annunciato nel rapporto mensile che, con le previsioni del PIL riviste a ribasso al -0,9% dal -0,4% stimato in precedenza, sarà possibile una revisione dei tassi d'interesse per quanto concerne il credito alle imprese e anche una revisione dei tassi di rendimento dei conti deposito e delle obbligazioni bancarie.

Associazioni dei consumatori, ABI, Imprese e istituzioni sono consapevoli che più si stringela stretta al credito e la disponibilità economica di famiglie e imprese, più sarà difficile uscire dalla spirale recessiva innescata nell'autunno del 2011. La soluzione imprese di medie e grandi dimensioni hanno iniziato a trovarle una cura ricorrendo al mercato obbligazionario. Si denota quindi che vendendo il debito si può iniziare pensare agli investimenti e alla produttività, avendo a disposizione liquidità immediata. Sempre che la congiuntura economica sia favorevole e le capacità imprenditoriali siano di alto livello.

La speranza è anche quella che i crediti che le imprese vantano nei confronti della P.A. (stimati tra i 70 e 95 Miliardi di Euro secondo la fonte) siano sbloccati e pagati il prima possibile, in modo da dare fiato alle imprese italiane e soprattutto ristabilire un rapporto di fiducia tra imprese e stato.