Per definizione, il protestato è colui che, avendo avuto problemi di natura finanziaria, si è ritrovato a non onorare il pagamento di un titolo di credito (cambiale, assegno, mutuo o prestito), con le spiacevoli conseguenze di non poter più richiedere un nuovo finanziamento per un certo periodo, oltre a veder segnalato il proprio nome alla centrale rischi, il cosiddetto albo dei cattivi pagatori.

Le problematiche dell'elevazione di uno o più protesti per una singola persona sono svariate, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Nonostante le banche abbiano ridotto l'accesso al credito, alcuni istituti hanno modernizzato le vecchie forme di finanziamento per far fronte alle situazioni d'emergenza.

Attualmente le più diffuse sono tre: la cessione del quinto dello stipendio, il prestito delega e prestito cambializzato.

Per la cessione del quinto, bisogna essere dipendenti (pubblici o privati) o pensionati, prerogativa imprescindibile per garantire il rimborso della somma erogata. In taluni casi anche i lavoratori a tempo determinato possono accedere a questo finanziamento, purché la durata non superi quella del contratto, mentre per i pensionati il termine massimo di rimborso avviene entro il novantesimo anno di età, con uno spazio temporale minimo di 24 mesi, fino a un massimo di 120 (10 anni).

La particolarità di questa formula sta nelle modalità di pagamento che sono trattenute direttamente dalla busta paga, e sarà il datore di lavoro a provvedere mensilmente al pagamento della rata, ricoprendo il ruolo di garante nei confronti dell'istituto erogante.

Simile alla forma Cqs, è il prestito delega. Anche in questo caso è l'azienda presso la quale il dipendente lavora a occuparsi del pagamento della rata, con la sola differenza che quest'ultima è accettata da tutte le amministrazioni statali, soprattutto nel caso in cui ci siano più prestiti sulla stessa busta paga.

Differente è il prestitocambializzato, dove la rata è pagata mensilmente con delle cambiali ai soggetti protestati. Sarà richiesto come garanzia il TFR oppure una doppia firma da parte di un garante, ma in questo caso il tasso d'interesse raggiunge la doppia cifra.

In tutti e tre i casi, l'importo massimo da richiedere potrebbe arrivare fino a 50 mila euro. Per i soggetti senza busta paga, appartenenti alla categoria dei liberi professionisti o lavoratori autonomi, l'unica via d'uscita rimane il terzogarante o l'ipoteca di primo grado.