"Il rischio Paese e quindi lo spread rappresenta il primo problema del Paese. Alto spread significa meno credito, credito più caro e in definitiva meno crescita". Per questo rigore, crescita e cooperazione sono le armi per combattere la crisi.

Questo è stato il succo del discorso di Giuseppe Mussari, presidente dell'Associazione bancaria italiana, nel corso dell'assemblea annuale dell'Abi. L'intervento del numero uno dell'associazione ha spaziato non solo all'attività delle banche, ma anche all'operato del Governo, toccando soprattutto l'aspetto della tassazione e la spending rewiew

"L'Abi - ha detto Mussari - plaude alla spending review approvata dal governo", ma le risorse derivanti dai risparmi "devono essere destinate alla riduzione della pressione fiscale che ha raggiunto livelli insostenibili per imprese e famiglie". Per Mussari, sarebbe necessaria una vera e propria riforma fiscale con "alcuni fondamentali tasselli che consentiranno di risolvere questioni importanti e che restituiranno competitività alle imprese operanti in Italia".

Parlando delle banche, Mussari ha sottolineato che, anche se il sistema bancario ha qualche responsabilità, è giusto considerare che "le banche italiane sono vittime di questa crisi e che al determinarsi della stessa non hanno in alcun modo contribuito". Mussari ha anche precisato che gli istituti italiani negli ultimi dieci anni" hanno "sopportato quasi 15 punti di pressione fiscale in più rispetto all'Unione europea". Questa "penalizzazione si traduce in una minore capacità di capitalizzarsi andando ad incidere sia sulla redditività del capitale investito, sia sulla capacità di generare autofinanziamento, sia sul costo del credito erogato".

Mussari ha poi continuato ponendo l'accento sul fatto che l'Italia "non deve deflettere dalla severa azione di risanamento" in corso. Il rigore di bilancio "è una conditio sine qua non e non esiste un modello di crescita basato sul debito". Solo convincendo i mercati che" il debito italiano è sicuro e che l'Italia onorerà ogni suo impegno" sarà possibile una vera e propria ripresa. Tutto ciò si rifletterebbe anche in una maggiore capacità degli istituti di erogare prestiti e finanziamenti mettendo, finalmente, in circolo i soldi nell'economia reale e aiutando famiglie e imprese a risollevarsi dalla difficile situazione economica in cui versano attualmente.