A lanciare l'ultimo grido d'allarme per il mondo delle imprese è stata Confindustria in un'audizione davanti alla Commissione Senato. In particolare il direttore dell'area Fisco, Finanza e Welfare di Confindustria, Elio Schettino, ha sottolineato la gravità della situazione del credito nel settore imprenditoriale. I prestiti concessi dalle banche sono troppo pochi e i tassi sulle cifre erogate sono troppo elevati. Per cui, ha detto Schettino, "è in atto un preoccupante fenomeno di restrizione del credito" che sta colpendo pesantemente tutto il settore imprenditoriale.

Le cifre della stretta creditizia parlano chiaro. I finanziamenti a gennaio hanno continuato a ridursi: dopo un -1% registrato nel mese di dicembre (circa 20 miliardi in meno di prestiti erogati) e il -0,2% di novembre, anche nel primo mese dell'anno si è avuto un calo dello 0,1%. Anche la dinamica del tasso di crescita mostra una netta contrazione, con un +1%, rispetto al +5,8% di ottobre 2011.

A questi dati, si somma anche l'elevato costo del credito nel nostro Paese. Il tasso di interesse dei prestiti bancari nel corso del 2011 è salito in modo rapido, tanto che da giugno 2011, in cui era al 3,2%, è arrivato a gennaio 2012 al 4,1%. Questo a causa dello spread applicato dalle banche sull'Euribor. In particolare, il tasso pagato dalle Pmi è cresciuto al 5% a gennaio (da 3,7% a giugno), con uno spread elevato (da +2,2 punti).

Ad aggravare questa difficile situazione finanziaria, si aggiunge anche il problema dell'allungamento dei tempi di pagamento sia del settore pubblico sia tra imprese, per cui, come ha sottolineato il rappresentante di Confindustria, "per ottenere una pagamento dalla Pa le aziende italiane hanno atteso 180 giorni nel 2011 (128 nel 2009)".

Le previsioni per i prossimi mesi, purtroppo, non appaiono incoraggianti, nonostante le banche abbiano migliorato la loro situazione negli ultimi mesi, grazie ai maxi-prestiti della Bce. Il perdurare dei questa situazione, in particolare, preoccupa le Pmi, che come ha detto Schettino,sono "le più penalizzate" perché "fanno maggiormente ricorso al credito bancario e hanno minore potere contrattuale rispetto alle banche".