Prestito concesso o prestito non concesso? In questi giorni la questione del comportamento delle banche rispetto alla concessione di prestiti è una delle più dibattute. Le banche sembrano non avere soldi o comunque non essere intenzionate a erogare prestiti per i privati, soprattutto se autonomi o precari.

Da una parte l'Abi si difende dichiarando un rallentamento nella dinamica, ma un sostanziale mantenimento del sostegno a famiglie e imprese, dall'altra, invece, i dati diffusi da Bankitalia evidenziano un irrigidimento del comportamento delle banche soprattutto in relazione alle famiglie. Gli ultimi dati relativi al mese di dicembre mostrano una riduzione del tasso di crescita dei prestiti dal 3,5% di novembre al 2,3%. In particolare, il tasso di crescita relativo ai prestiti alle famiglie è passato dal 3,9% di novembre al 3,4% di dicembre.

Se si prendono in considerazione giovani lavoratori autonomi e precari, la situazione appare ancora più difficile. L'atteggiamento delle banche nei confronti di questi tipi di lavoratori sembra essere ancora più disincentivante. Al momento della richiesta di prestiti personali, anche quelli di minore entità, le risposte spesso sono negative o comunque non lasciano molto margine di speranza. E quando si ha una risposta "positiva"ci si trova di fronte a tassi di interesse estremamente elevati: non sono mai meno del 6%, toccando anche punte del 12%.

Negli istituti bancari il credit crunch non sembra essere molto lontano. Anche se non dichiarata, la stretta del credito sta colpendo duramente soprattutto coloro che non possono dare la garanzie richieste in questo momento. Per ottenere un prestito molte banche chiedono anzitutto l'apertura di un conto corrente per poter monitorare le entrate nei mesi successivi e spesso anche di portare una busta paga o la dichiarazione dei redditi in modo da verificare l'affidabilità creditizia del richiedente. Inoltre, spesso le banche richiedono la "doppia firma", cioè la firma anche di un garante che possa far fronte al pagamento delle rate in caso di insolvenza del richiedente. Gli ostacoli per ottenere i prestiti, ammesso che questi vengano concessi, dunque, non sono pochi e spesso appiano insormontabili, in un momento, invece, dove servirebbe un alleggerimento delle tensioni e una maggiore facilità nella circolazione di liquidità tra i cittadini.

Poco confortano le parole di Giovanni Sabatini, direttore generale dell'Associazione bancaria italiana (Abi), che, in risposta ad alcuni quotidiani economici ha affermato "il tasso di crescita dei prestiti in Italia è più alto di quello medio nell'Eurozona, il 5,8% contro l'1,7%". Per i lavoratori precari o autonomi i problemi sono a monte, i prestiti fanno fatica ad arrivare.