Con l'operazione di maxi-prestito di dicembre la Bce ha fornito alle banche quasi 500 miliardi di euro ad un tasso agevolato, con l'obiettivo di evitare il rischio di una "seria crisi di liquidità in Europa", come ha spiegato il presidente della Bce Mario Draghi. Peccato che l'intervento Bce non abbia portato benefici ai clienti delle banche: gli spread su mutui e prestiti non sono diminuiti, né si è assistito ad una maggiore apertura sul fronte del credito. Così, mentre le casse degli istituti europei si sono riempite, la stretta sul credito per i consumatori non sembra essersi allentata.

"Per il momento i prestiti concessi dalla Bce non hanno portato giovamento ai clienti delle banche - commenta Andrea Manfredi, Amministratore Delegato di SuperMoney, portale leader in Italia per il confronto di mutui, prestiti e altri prodotti bancari - . Gli istituti europei si preoccupano soprattutto di "fare cassa" e si mantengono più che prudenti sulla concessione di credito a cittadini e imprese. Risultato: i benefici dei finanziamenti Bce ricadono soprattutto il sistema bancario, mentre i destinatari ultimi di questo provvedimento continuano ad essere esclusi dal credito". Un atteggiamento che si potrebbe definire poco corretto, visto che alle banche spetterebbe il compito di sostenere l'economia reale.

Proprio con questo obiettivo, a dicembre la Bce ha concesso un maxi-prestito a tre anni, con un tasso agevolato dell'1%, agli istituti di credito europei. Le banche italiane sembrano essere in cima alla classifica degli istituti che si sono aggiudicati i finanziamenti: secondo il Financial Times, che ha ripreso una ricerca della banca d'affari Morgan Stanley (pur non menzionando dati organici relativi ad altri Paesi dell'Eurozona), complessivamente la richiesta di prestiti delle banche italiane avrebbe superato i 50 miliardi. In cima alla classifica ci sarebbe Unicredit, che avrebbe richiesto 12,5 miliardi, a seguire ci sarebbero Intesa san Paolo (12 miliardi) e Monte dei Paschi di Siena (10 miliardi). Ma cosa accadrà nei prossimi mesi nei rapporti tra clienti e banche? I prestiti concessi dalla Bce serviranno ad allentare la stretta del credito a favore di cittadini e imprese?

Per ora la situazione appare piuttosto complessa: se finora si è effettivamente evitato il "credit crunch", il mercato dei prestiti in Europa non è certo nelle migliori condizioni. La Bce, infatti, ha rilevato un continuo e crescente rallentamento dei prestiti nell'ultimo anno, complici l'atteggiamento più restrittivo da parte delle banche nella concessione di prestiti e la debolezza del mercato del lavoro, che ha frenato molti cittadini nella richiesta di prestiti. Il presidente della Bce si è dimostrato soddisfatto degli effetti del primo maxi-prestito alle banche, dichiarando: "Già si vedono i benefici" sui mercati, dove ci sono "segnali incoraggianti" e timidi segni di ripresa. Draghi non nasconde tuttavia che ci potranno essere ancora dei rischi di peggioramento. Secondo il presidente della Bce, per cercare di "scongiurare" del tutto la stretta di credito ai cittadini, la stabilità finanziaria delle banche appare essenziale: ecco perché la Bce ha annunciato un'altra probabile asta di prestiti agevolati, che potranno portare nelle casse degli istituti europei altri 400 miliardi di euro a un tasso notevolmente agevolato. Resta da capire se i benefici di questi finanziamenti avranno delle ricadute positive anche sui clienti finali.

In Italia la prima ondata di prestiti della Bce non sembra aver portato a un abbassamento dei tassi, né una maggiore apertura da parte delle banche. Cosa succederà se a febbraio sarà disponibile nuova liquidità? Certo non potranno far finta di nulla e per "non giocarsi la faccia" con i clienti dovranno adottare delle politiche di prestito in linea con la nuova situazione delle loro casse. Se i prestiti della Bce hanno come finalità di placare la sete di liquidità degli istituti, l'obiettivo finale di questi prestiti della Bce sono proprio cittadini e imprese che dovrebbero essere incentivati nella richiesta di credito, "con ricadute positive per le condizioni di finanziamento e il clima di fiducia". A cittadini e imprese non resta che aspettare e vedere se le decisioni prese "dall'alto" porteranno davvero loro dei benefici o se invece le banche punteranno "egoisticamente" solo alla propria stabilità economica.